Vai al contenuto principale

Una ricerca comparativa in Italia e quattro grandi Paesi europei: Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Il primo esito del programma Fondazione Agnelli Zero Sei

I servizi educativi per l’infanzia (0-6) in Italia, in particolare, quelli per la fascia d’età sotto i 3 anni hanno visto nel tempo crescere l’offerta di posti e la partecipazione di bambine e bambini, anche se più lentamente di altri Paesi europei. Permangono, tuttavia, importanti divari socioeconomici e territoriali, che – insieme ad altre barriere d’accesso – penalizzano la partecipazione soprattutto dei figli di genitori in situazione di svantaggio economico e lavorativo, fragilità sociale, retroterra migratorio.

Talvolta, al crescere della partecipazione, i divari addirittura crescono. Fra questi, il divario fra la partecipazione di bambini sotto i 3 anni di famiglie della fascia di reddito più alta e della fascia di reddito più bassa, che in venti anni è più che raddoppiato a favore dei primi: la differenza era di 7,5 punti percentuali nel 2005-6, allorché la partecipazione complessiva era ancora inferiore al 25%, ma è salita a 19 punti nel 2023-4, quando circa 35 bambini su 100 di quell’età frequentavano l’asilo nido o servizi assimilabili (si veda il grafico nel comunicato stampa).

Il nostro sistema di servizi educativi dell’infanzia soffre, dunque, di una carenza di equità, sebbene non sia l’unico in Europa. Inoltre, nel nostro Paese è ancora insufficiente l’attenzione alla qualità dei servizi.

Sono due criticità preoccupanti. Tanto più alla luce di ciò che da tempo ci dice la ricerca internazionale, ossia, che la partecipazione a servizi educativi per l’infanzia di qualità può dare un sostegno precoce per rafforzare le competenze cognitive, relazionali e sociali, con benefici di lungo periodo sul percorso di vita di ciascuno, ancora più evidenti proprio per i bambini che provengono da situazioni di svantaggio, contribuendo a ridurre divari di sviluppo, apprendimento e socialità.

È questo forse il risultato più significativo di una ricerca comparativa sui servizi educativi per l’infanzia in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Italia, promossa dalla Fondazione Agnelli e realizzata da un gruppo di ricercatori nazionali e internazionali, coordinati da Francesca Bastagli (Responsabile per la Ricerca, Fondazione Agnelli) ed Emmanuele Pavolini (Professore di Sociologia Economica, Università degli Studi di Milano). La ricerca, che costituisce il primo esito del più ampio e pluriennale programma Fondazione Agnelli Zero Sei , è stata resa pubblica oggi attraverso un documento di sintesi dal titolo Partire bene: i sistemi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa.

La ricerca nasce dalla consapevolezza che oggi la crescita e il miglioramento della qualità dei servizi educativi per l’infanzia sono temi strategici delle politiche pubbliche in Europa. Attorno a questi interventi, infatti, si giocano tre grandi questioni: (i) la crescita e lo sviluppo di bambine e bambini, con la riduzione delle disuguaglianze; (ii) la conciliazione di attività lavorativa e responsabilità di cura, per sostenere in particolare il lavoro femminile; (iii) la risposta al calo delle nascite, che rende prioritario sostenere di più e meglio le responsabilità di cura e istruzione dei bambini.

“Dalla ricerca – ha spiegato Francesca Bastagli, responsabile per la ricerca di Fondazione Agnelli – emergono due priorità. Primo: estendere l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, in particolare a bambini che provengono da contesti socioeconomici svantaggiati, che dalla partecipazione possono trarre particolari benefici, ma sono anche a maggiore rischio di esclusione. Secondo: promuovere la qualità dei servizi. Nel perseguire questi obiettivi, i Paesi affrontano diversi ‘dilemmi’ o trade-off di policy, legati alla struttura istituzionale dei sistemi zero-sei e ai cambiamenti demografici e del mercato del lavoro. L’analisi comparata identifica le principali fra queste tensioni, fornendo il quadro e una lettura delle tematiche, insieme a opzioni di policy per portare avanti l’agenda per i servizi educativi per l’infanzia”

“Le nostre analisi sui servizi educativi per l’infanzia in Italia e il confronto con gli altri Paesi europei – ha sottolineato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli – suggeriscono che per aumentare la partecipazione dei bambini e ridurre le disuguaglianze non sia sufficiente un’espansione dei posti. Quest’ultima resta ovviamente necessaria e presto vedremo se il PNRR sarà davvero riuscito a diminuire almeno i divari territoriali. Non basta, però, a garantire una maggiore equità di accesso né a migliorare la qualità dei servizi: per questo, occorrono politiche rivolte ai criteri di accesso ai servizi, alla riduzione del gap fra congedo parentale e garanzia del posto, alla riduzione delle rette per le famiglie a più basso reddito, a meccanismi di monitoraggio e valutazione costanti”.

Sotto in allegato il comunicato stampa e il documento di sintesi.

Per approfondire la ricerca comparativa: qui