Dopo l’intervento di Draghi in Parlamento, una priorità per il Next Generation EU

Nel passaggio del suo programma dedicato all’istruzione, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto al Parlamento di volere impiegare fondi del Next Generation EU per rafforzare i percorsi di studio a carattere professionalizzante, nell’ambito della formazione post-secondaria – a partire dagli ITS (Istituti Tecnici Superiori) – e terziaria. Si tratta di un obiettivo condivisibile e fondamentale: insieme all’edilizia scolastica e alla formazione degli insegnanti, rappresenta una priorità negli investimenti di lungo periodo in istruzione.

Ma di che cosa si sta parlando? In Germania e in molti altri paesi europei, in questi decenni la scelta è stata di differenziare il proseguimento degli studi dopo il diploma di scuola superiore, prevedendo un sistema “binario” con due filiere: una tipicamente accademica, l’altra cosiddetta vocational, cioè un canale fortemente professionalizzante. l’Italia è, invece, ancora oggi il Paese dell’UE in cui l’offerta formativa post-secondaria e terziaria professionalizzante, a stretto contatto con il mondo del lavoro, è più ridotta.

Gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), corsi biennali che seguono la secondaria di II grado, creati nel 2010 con la partecipazione di attori economici locali e orientati a precisi sbocchi professionali, hanno ancora una portata limitata: oggi gli iscritti sono poco più di 16mila nei 104 ITS in tutta Italia, ogni anno diplomano circa 3500 studenti, con tassi di occupazione subito molto alti (83%). A loro volta, le lauree professionalizzanti, di lunghezza triennale, create nel 2017, sono state finora attivate in pochissimi atenei. Di fatto, a funzionare davvero è solo quella in professioni sanitarie (infermieri).

A questo generale ritardo va in parte attribuito il numero ancora oggi insufficiente di laureati in Italia: appena il 28% dei giovani di età inferiore a 34 anni ha, secondo l’Ocse, raggiunto un titolo di studio terziario. Senza un importante sbocco terziario, inoltre, tutta la filiera professionale rimane un percorso marginale rispetto a quello liceale, un vicolo cieco che finisce con l’attrarre gli studenti più deboli, spesso provenienti da famiglie svantaggiate e con difficoltà a proseguire gli studi dopo la maturità.

Lo sviluppo delle lauree professionalizzanti, a fianco degli ITS, sarebbe decisivo per alzare significativamente il tasso di laureati, incentivando la partecipazione degli studenti che provengono da background familiari più disagiati, e per fornire al sistema economico capitale umano altamente qualificato.

Per saperne di più clicca qui per uno studio approfondito e ascolta:

l’intervista di Andrea Gavosto a Radio Anch’io (Rai Radio 1) del 18 febbraio

l’intervento di Andrea Gavosto a Tutta la città ne parla (Rai Radio 3) del 19 febbraio