Vai al contenuto principale

Andrea Gavosto su La Stampa commenta gli ultimi sviluppi del dibattito sul disegno di legge, dagli errori riconosciuti da Renzi alle ipotesi di modifica di cui si parla in questi giorni

Il passaggio al Senato del testo del disegno di legge sulla Buona Scuola approvato alla Camera si prospetta difficile. Le proteste di gran parte del mondo della scuola che a maggio hanno trovato espressione in uno sciopero di inusuale successo adesso a Palazzo Madama si traducono nell’opposizione della minoranza interna Pd, mettendo in difficoltà il Governo.

Renzi nei giorni scorsi ha dovuto riconoscere gli errori commessi nel percorso della Buona Scuola da settembre a oggi. Se ne è assunto la responsabilità, anche se è naturale chiedersi come mai il gruppo ristretto che ha guidato il processo al Miur non abbia avuto la capacità di tenere conto delle oggettive criticità della proposta e della marea montante della protesta.

Nei prossimi 15-20 giorni – come ha dichiarato lo stesso premier – si dovrà continuare a discutere e trovare correttivi. Ma quali? Perché le ipotesi di annacquamento dei pochi elementi d’innovazione contenuti nel ddl (a partire dai poteri dei DS) fanno temere che alla fine ciò che resterà sarà il piano straordinario di assunzione di tutti i precari delle GAE, eventualmente esteso ad altri contingenti di abilitati dalle graduatorie d’istituto, che entrerebbero così in ruolo senza concorso, a dispetto di uno dei principi conclamati della Buona Scuola. Ma, allora, la Buona Scuola sarebbe solo una sanatoria o poco più.
E, inoltre, come garantire un inizio d’anno scolastico sereno e ordinato se l’iter parlamentare della legge sembra destinato ancora a durare qualche settimana?

Il direttore della Fondazione Agnelli commenta su La Stampa el 10 giugno i diversi scenari, concludendo che è giusto – come ha affermato Renzi – non darla vinta alle componenti più conservatrici della scuola, a quanti detengono rendite di posizione e pensano che la scuola sia intoccabile, ma questo non significa che la riforma debba procedere a tappe forzate, mettendo a rischio per superficialità e fretta gli ambiziosi obiettivi di miglioramento della qualità della scuola e degli apprendimenti e creando in compenso più di un disagio alle famiglie.

Allegati